IusFarma - Osservatorio di Diritto Farmaceutico

Come possano essere gestite le farmacie comunali è un problema (quasi) risolto

Ha suscitato interesse anche presso la stampa cosiddetta generalista la sentenza n. 358/2014 con la quale il Tar Veneto ha dichiarato la legittimità della gestione di una farmacia comunale attraverso la concessione a terzi.

Si tratta di un interesse non del tutto giustificato perché, se è vero che il panorama giurisprudenziale presenta ancora qualche oscillazione (da ultimo il Tar Piemonte ha mostrato di pensarla diversamente) è innegabile che il mainstream sia nel senso di riconoscere la legittimità della attribuzione della gestione della farmacia comunale attraverso la concessione a terzi, come appunto confermato dal Tar Veneto.

Come è noto, la questione ruota intorno alla valenza dell’art. 9 della legge n. 475/1968, come modificato dall’art. 10 della legge n. 362/1991, secondo cui le farmacie in titolarità dei comuni possono essere gestite in economia, a mezzo di azienda speciale, a mezzo di consorzi tra comuni ed infine a mezzo di società di capitali tra il comune ed i farmacisti comunali: ci si chiede infatti se questo elenco di moduli gestionali sia tassativo, oppure serva ad indicare modalità di gestione che si affiancano a quelli propri dei servizi pubblici locali.

La risposta a questa domanda passa attraverso un groviglio reso inestricabile da una sequenza vertiginosa di norme che, anche a seguito di abrogazione referendaria, si sono susseguite nel tempo.

È risultato in particolare coinvolto l’art. 23bis del DL 112/2008 il quale, facendo espressamente salva la disciplina dell’art. 9 della legge 475/1968, ha indotto a ritenere che essa fosse l’unica applicabile alle farmacie comunali anziché aggiungersi a quella di carattere generale applicabile ai servizi pubblici locali.

Il dubbio è rimasto anche quando la norma è stata formalmente superata, attraverso la sua sostanziale riproposizione, dall’art. 15 del DL n. 135/2009 e così dopo l’entrata in vigore del DL n. 179/2012.

Questa girandola di norme che ha fatto dell’assetto normativo dei servizi pubblici locali un vero e proprio ginepraio ha ovviamente offerto spazio alla riaffermazione di una peculiarità della farmacia comunale tale da imporne la gestione solo attraverso moduli suoi propri e non già a mezzo della esternalizzazione realizzata con la concessione a terzi.

Il Giudice amministrativo, tuttavia, da questo orecchio non ci sente, mentre sente benissimo l’eco dei principi comunitari che sono nel senso di porre sullo stesso piano l’opzione della cosiddetta “autoproduzione” o gestione in house e l’esternalizzazione di cui la concessione a terzi rappresenta la forma consueta.

Dunque i moduli gestionali di cui all’art. 9 richiamato riferiti alla farmacia si aggiungono a quelli adottabili per gli altri servizi pubblici locali anziché rappresentare le forme in cui può essere gestita una farmacia comunale.

Si tratta di un orientamento che non deve scandalizzare, essendo sorretto da un vento culturale troppo forte per resistergli.

Piuttosto, ciò che davvero scandalizza sono gli esempi sempre più frequenti di conflitto di interessi aventi ad oggetto le farmacie comunali, spesso favorite dai comuni che ne sono titolari e che ora gestiscono le piante organiche con iniziative senza ritegno che, tra l’altro, sono nella maggior parte dei casi legittimate dal Giudice amministrativo.

Questi, dal canto suo, mostra una acuta sensibilità verso i principi della concorrenza quando si tratta di negare le pretese territoriali delle farmacie private, ma altrettanta insensibilità quando il Comune, esercitando insieme il ruolo di regolatore e di imprenditore regolato, favorisce sé stesso a danno dei concorrenti.

Attendiamo in proposito la Corte Costituzionale, senza farci troppe illusioni.

Ti piace questo articolo?

L'autore: Avv. Claudio Duchi

Nato a Cremona nel 1946, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pavia nel 1969. E’ avvocato dal 1975 (albo degli avvocati di Pavia) ed ha esercitato l’attività forense occupandosi principalmente di diritto sanitario e delle farmacie, anche quale redattore di riviste giuridiche specializzate. E’ autore di alcune monografie e di numerosi contributi, tra cui “Titolarità e gestione della farmacia privata” (Utet Periodici Scientifici, 1990), “Il riordino del settore farmaceutico” (Pirola Editore, 1991, con Francesco Cavallaro) e, da ultimo, “I reati del farmacista” (Editoriale Giornalidea, 2000). Relatore in numerosi convegni e corsi ECM destinati al settore farmaceutico, collabora stabilmente con le riviste Farmamese e Collegamento UTIFAR.

Licenza Creative Commons

Quest'opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.