IusFarma - Osservatorio di Diritto Farmaceutico

Concorso straordinario: la rinuncia del concorrente in forma associata

Rinuncia del farmacista al concorso associato, iusfarma, Uomo che volta le spalle

La tempistica dilatata del concorso straordinario che avrebbe dovuto concludersi nel marzo 2013, sta rendendo sempre più attuale e frequente la seguente domanda: cosa accadrebbe se il concorrente per la gestione associata delle farmacie messe a concorso, rinunciasse a restare insieme agli altri concorrenti, impedendo loro di accettare la sede offerta?

La risposta è facile: l’impossibilità di ottenere l’assegnazione della sede farmaceutica prescelta o, detto altrimenti, la fuoriuscita dal concorso straordinario.

Sono gli stessi bandi di gara che, sia pure con formulazioni a  volte differenti,  prevedono la summenzionata conseguenza prescrivendo che i vincitori di concorso sono esclusi dalla graduatoria e dalla sede a loro assegnata nel caso in cui  non accettino “a qualsiasi titolo e per qualsiasi ragione,” la sede proposta. E ciò anche nel caso in cui l’ipotesi riguardi uno solo degli associati.

Venendo meno l’associato, non solo verrebbe meno il punteggio del concorrente che ha contribuito al conseguimento di una certa posizione in graduatoria ma, in generale, se la farmacia venisse assegnata ai soggetti “superstiti” come se nulla fosse accaduto, si assisterebbe alla violazione delle ragioni di trasparenza e di affidabilità che governano l’agire amministrativo nell’ambito delle procedure concorsuali.

Impossibile è fare delle generalizzazioni in merito ai motivi che possono aver condotto ad un ripensamento da parte dei  rinuncianti alla assegnazione delle sedi farmaceutiche messe a concorso trattandosi di ipotesi che spaziano dalle ragioni più profondamente personali ad altre di natura eminentemente professionale; accanto ad essi, però, ha senz’altro giocato un ruolo determinante il lungo lasso di tempo trascorso per l’espletamento dell’intera procedura concorsuale, peraltro ultimata solo in poche regioni, in considerazione che trattasi  di un vincolo destinato già di per sé ad essere impegnativo sotto il profilo temporale.

Dunque, pressoché inevitabile è il sorgere di una certa conflittualità fra gli aspiranti concorrenti alla gestione associata ed i rinuncianti se, come pare per lo più,  i soggetti coinvolti non appartengono al novero di coloro che si sono cautelati attraverso un accordo preventivo di regolamentazione  delle modalità di risoluzione di eventuali controversie.

In difetto di un accordo, l’ipotesi di una responsabilità in capo al soggetto rinunciante andrà analizzata tenendo in considerazione diversi fattori, primo fra tutti, il comportamento di quest’ultimo, se sia stato contrario o meno a buona fede secondo i principi generali che governano la fase delle trattative o della formazione del vincolo contrattuale; inoltre andrà valutata la natura delle motivazioni che hanno condotto alla rinuncia, il danno realmente sofferto con riferimento agli esborsi sostenuti e ad eventuali diverse trattative che si sarebbero potute realizzare se non si fosse perso tempo  con un partner che avrebbe poi cambiato idea.

La problematica è sul nascere e, in alcune ipotesi ha già preso toni vivaci, tuttavia soltanto i tribunali potranno dare contezza del fondamento o meno della sussistenza di una responsabilità in capo ai rinuncianti e della pretesa risarcitoria avanzata contro di essi.

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L'autore: Avv. Silvia Stefania Cosmo

Nata a Milano nel 1973, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1998. E’ avvocato dal 2001 (albo degli avvocati di Milano) e da allora collabora stabilmente con lo Studio. Dal 1998 partecipa all’insegnamento di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università Cattolica di Milano in qualità di cultore della materia e come guida di seminari. E' socia dello studio legale Cavallaro Duchi Lombardo e Associati.

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