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Le prime contraddittorie decisioni in tema di ubicazione delle nuove farmacie

Si stanno rendendo disponibili le prime decisioni dei Tar riguardo alla istituzione di nuove sedi farmaceutiche in applicazione del parametro di popolazione introdotto dal decreto Monti convertito nella legge n. 27/2012.

Gli assai numerosi ricorsi presentati avanti i Tar per la grandissima parte non sono stati ancora decisi neppure in via cautelare, per l’impossibilità di addurre il danno grave ed irreparabile richiesto dalla legge per la concessione della sospensiva, configurabile solo nell’imminenza dell’effettiva apertura delle nuove farmacie.

In qualche caso, tuttavia, l’istanza di sospensiva è stata comunque proposta e su di essa il Tar ha deciso, talora affrontando anche il merito del ricorso con una sentenza in forma abbreviata, cioè resa in tempi rapidi e con una motivazione succinta così come consente la legge quando, secondo il giudicante, la situazione sia sufficientemente chiara.

I primi risultati disponibili sono contraddittori rispetto al problema fondamentale che è quello posto dall’art. 11, comma 1, lettera c) della legge n. 27/2012 che, sostituendo l’art. 2 della legge n. 475/1968, ha stabilito che il comune identifica le zone nelle quali collocare le nuove farmacie “al fine di assicurare un’equa distribuzione sul territorio, tenendo altresì conto dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche ai quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate”, esigenza il cui mancato rispetto sostanzia la maggior parte dei ricorsi.

Da un lato, molto “reclamizzata” dalla informazione di settore tendente a dare solo le notizie favorevoli alla categoria ingenerando talora affidamenti eccessivi, vi è la sentenza n. 1406/2012 del Tar della Campania – Salerno, importante perché, in accoglimento del ricorso, ha affermato il principio che il Tribunale deve entrare nel merito delle scelte di ubicazione delle nuove sedi farmaceutiche operate dall’Amministrazione e verificarne la razionalità e la rispondenza a quanto richiesto dalla norma trascritta a tutela dei cittadini residenti in aree scarsamente abitate.

Nella fattispecie il Tar di Salerno ha annullato il provvedimento che aveva ubicato una nuova sede farmaceutica in una zona di Avellino già ampiamente servita lasciando scoperte zone carenti, situazione assimilabile a quella denunciata nella maggior parte dei ricorsi.

Non eguale sensibilità ha mostrato il Tar Friuli Venezia Giulia che con la sentenza n. 338/2012 ha insistito sul fatto che l’art. 11 della legge n. 27/2012 si proponga di attuare in materia di assistenza farmaceutica i principi di libertà ed iniziativa economica e di concorrenza abolendo tutti i limiti possibili il che, tra l’altro, consentirebbe all’Amministrazione di sottrarsi alla motivazione della propria scelta di ubicazione delle nuove farmacie per la natura programmatoria dell’atto.

Si tratta di un orientamento assai criticabile perché, attraverso la mitizzazione del principio di concorrenza, rinuncia al compito proprio del Giudice amministrativo di verificare la rispondenza alla legge del comportamento dell’Amministrazione anche in un caso in cui la legge impone un obbligo specifico, come quello di garantire l’accessibilità al servizio farmaceutico a chi risiede in aree scarsamente abitate.

Né più promettente si presenta l’orientamento del Tar per il Piemonte che, respingendo con l’ordinanza n. 405/2012 la domanda di sospensiva che gli era stata proposta, afferma quale finalità fondamentale della nuova disciplina dell’art. 11 richiamato quella di favorire l’accesso alla titolarità delle farmacie da parte di un più ampio numero di aspiranti e la procedura per l’apertura di nuove sedi farmaceutiche, il che è vero ma insieme un po’ troppo riduttivo.

Insomma: siamo solo all’inizio di una vicenda giudiziaria che sarà assai articolata e perciò sarebbe affrettato trarre conclusioni; ciò che si può dire è che i prodromi sono contraddittori.

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L'autore: Avv. Claudio Duchi

Nato a Cremona nel 1946, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Pavia nel 1969. E’ avvocato dal 1975 (albo degli avvocati di Pavia) ed ha esercitato l’attività forense occupandosi principalmente di diritto sanitario e delle farmacie, anche quale redattore di riviste giuridiche specializzate. E’ autore di alcune monografie e di numerosi contributi, tra cui “Titolarità e gestione della farmacia privata” (Utet Periodici Scientifici, 1990), “Il riordino del settore farmaceutico” (Pirola Editore, 1991, con Francesco Cavallaro) e, da ultimo, “I reati del farmacista” (Editoriale Giornalidea, 2000). Relatore in numerosi convegni e corsi ECM destinati al settore farmaceutico, collabora stabilmente con le riviste Farmamese e Collegamento UTIFAR.

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